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FESTA DELLA DONNA: DUE RIFLESSIONI

Pubblicato il 8 - marzo - 2010

FESTA DELLA DONNA: DUE RIFLESSIONI

In occasione della Festa della Donna vi proponiamo due riflessioni su questa ricorrenza tutta al femminile e su i suoi valori:

 

TANTI AUGURI A VOI DONNE DI IERI, OGGI E DOMANI

di Diego Oglialoro- Correva l’anno 1908, quando, pochi giorni prima dell’8 marzo, a New York, le operaie di una industria tessile scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero durò alcuni giorni, finché l’8 marzo, il proprietario dello stabilimento, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Fu poi appiccato il fuoco e le 129 operaie, prigioniere all’interno della fabbrica, morirono arse dalle fiamme.

 

Successivamente, questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo di quella tragedia. Da allora, negli anni a venire, cominciarono, partendo proprio dagli USA, dove la tragedia si era consumata, una serie di celebrazioni, poi diffusesi anche in Europa, man mano che le donne cominciarono a maturare consapevolezza dello stato di disagio in cui vivevano ed a combattere per i loro diritti.

 

Con la fine della II guerra mondiale, l’8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l’Italia e vide la prima comparsa del suo anche attuale simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo.

 

Questa è una breve sintesi degli eventi storici, fino ai giorni nostri, in cui questa ed anche altre celebrazioni sono state snaturate da bieche logiche commerciali che le hanno quasi private dei loro significati originari per ridurle a mere occasioni di profitto…

 

In questo giorno, nel porgerVi i miei migliori auguri di poter diventare ed essere ogni giorno delle Vostre vite grandi Donne, come credo davvero poche ne esistano, chiedo a ciascuna di Voi di sorridere per ogni mimosa ricevuta, di divertirsi, di cantare, ridere e ballare… ma di fermarsi, anche un solo istante, a pensare e ricordare quelle leggendarie 129 donne di New York, che, per i loro ardenti ideali, hanno dato la vita.

Ancora AUGURI,

 

L’8 MARZO IN UN PAESE ANCORA INCIVILE

di Agatino Reitano- Oggi ricorre la festa della donna. Una ricorrenza importante se si rivolge il pensiero al significato più alto che essa porta. Ma nei fatti cosa rappresenta per molti questa festa? Girandosi intorno ed osservando i suoi effetti ci si rende conto che la stessa sia divenuta l’ennesima trovata commerciale e l’ennesima occasione per esaltare uno “status” che di femminile ha veramente poco. Festa della donna significa soprattutto libertà della donna; libertà intesa come riconoscimento di diritti che non la pongono più in una condizione di inferiorità rispetto all’uomo. Ma tale libertà che significati ha assunto nella cultura occidentale ed in quella italiana? La donna in Italia si è guadagnata realmente il diritto di essere libera, mettendo in risalto le proprie capacità intellettive, morali e biologiche?

 

Sono troppi i problemi che interessano il mondo femminile, al punto che è molto complesso descriverli in maniera sintetica ed esaustiva allo stesso tempo. La donna in Italia è ridotta ad uno stato di schiavitù mediatica secondo cui essa stessa distrugge il proprio essere per emulare dei modelli abominevoli. In molte, sin dall’infanzia, si mettono davanti allo specchio della televisione, per farsi bombardare da messaggi mercificanti e mostruosamente pericolosi, i quali troppo spesso producono dei disturbi psicologici, alimentari e di vario genere. Già nella fase di crescita e di sviluppo si presta attenzione più alla “bellezza” dei modelli propinati dalla tv, sempre troppo ricchi di “carica sessuale” è irraggiungibili più che mai, piuttosto che ad altro di più costruttivo. Sulle copertine dei magazine, alle sfilate di moda, ai concorsi di bellezza, nei corpi di ballo, in moltissime pubblicità e programmi televisivi, si vedono donne sottopeso e seminude, schiavizzate delle logiche commerciali e da quelle di una, oramai, normale visione delle cose.

 

La donna nel nostro paese non ha le stesse possibilità dell’uomo, e questo si vede anche e soprattutto nella politica. L’intelligenza e la creatività sopraffina della donna evidentemente non è vista e riconosciuta come tale, tranne quando in maniera forse ipocrita si esalta e si festeggia, come avviene in questo giorno ad esempio. Quale sarà il futuro di quelle donne, troppe, oramai rese degli oggetti sessuali? Gli approfondimenti da parte dei media che riguardano questo tipo di approccio al mondo femminile sono troppi; appare dappertutto la donna desiderosa di seni più belli, di labbra più carnose, di glutei rassodati, fianchi più stretti. Sembra proprio che la stessa donna voglia rendersi un semplice contenitore appariscente, a cui manca la sostanza. Perché la donna esclude troppo spesso la possibilità di poter scalzare l’uomo, in tante cose, con ben altre qualità che vanno al di là di questi stereotipi allucinanti?

 

Mesi fa ha fatto molto clamore la vicenda del prof. Rossetti che usava le studentesse universitarie per propri fini perversi; non ha fatto però altrettanto clamore la notizia che in giro esistono, evidentemente, delle professioniste arrivate a traguardi importanti dopo anni di concessioni. E’ questo il senso che molte donne riconoscono al proprio valore di libertà, cioè quello di usare la stupidità dell’uomo per portarsi avanti?

 

Tutte le donne che la pensano così, come festeggeranno l’8 marzo? E soprattutto sono degne di ricevere degli auguri? Forse si, quelli di un cambiamento auspicabile per l’affermazione di un vero senso di libertà e di una rinascita di autentici valori etici.

 

Un paese in cui la donna non è libera, ma schiava di se stessa e delle logiche assurde dell’uomo e del commercio, non può definirsi civile. L’Italia delle donne che si concedono e che si sottomettono non è civile, come non è civile quella degli uomini che le usano.

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1 Commento

  1. domenica scrive:

    Ho due obiezioni:-l’8 marzo non ricorre la festa della donna ma la giornata internazionale della donna.
    -sono d’accordo riguardo le “gentili”concessioni della donna che si rende schiava di una logica commerciale,ma questo vale anche per gli uomini:quanti uomini,pur di arrivare al successo,in genere in campo televisivo o delle arti,si concedono ad uomini dello stesso sesso?Si prostituiscono per arrivare al successo?

    Commentato il 13 marzo, 2010 alle 12:50

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