TAR DI CATANIA AL COLLASSO: ZINGALES LANCIA L’ALLARME
di Daniela Monaco- Il presidente del T.A.R. catanese Vincenzo Zingales lancia un pesantissimo allarme in riferimento alla mole di lavoro e la carenza di personale impiegato nei relativi uffici. Infatti, l’inadeguatezza del sistema e la carenza dell’organico appesantiscono enormemente lo smaltimento dei ricorsi pendenti in attesa della sentenza, aggravano l’ordinato svolgimento della giustizia amministrativa e protraggono i processi oltre la ragionevole durata (la “ragionevole durata di un processo?!”)! Inoltre il presidente Zingales sottolinea e denuncia all’opinione pubblica la precarietà e la fatiscenza della struttura sede del T.A.R. declinandosi da ogni responsabilità in caso di danni a cose e persone dovuti alla pericolosità e insicurezza dell’edificio.
Una situazione, quella descritta, che verte ormai al collasso, 20 magistrati che svolgono un lavoro di 120 sentenze di merito l’anno; il personale di segreteria composto da 32 unità rispetto alle 36 previste; carenze, quelle appena descritte, che con il passare del tempo contribuiranno all’aumento dei margini di errore dell’attività dei giudici. Purtroppo la giustizia italiana non si distingue di certo per la celerità e neanche per il sistema giudiziario da tempo inefficiente e non più adeguato.
Fu proprio per questo motivo che l’anno scorso la Corte dei Diritti dell’Uomo ha condannato lo Stato Italiano a risarcire tutti coloro che hanno subito l’eccessiva durata dei processi. La Legge Pinto (89/2001), infatti, ha introdotto in Italia, il diritto al risarcimento del danno per eccessiva durata dei processi, l’equa riparazione, per quei procedimenti che sforano la tempistica della “durata ragionevole” ossia: tre anni per il giudizio di Primo Grado, due per l’Appello ed uno per quello in Cassazione. Il protrarsi di questo periodo determina il risarcimento del danno indipendentemente dall’esito fausto o infausto del giudizio.
A remare contro la giustizia italiana la stessa politica, che continua a rinviare qualsiasi proposta di riforma del sistema scegliendo strade meno tortuose come quella di “Rattoppare” con decreti improvvisati e leggi sul momento, una realtà inefficiente ed ormai non più gestibile attraverso questi escamotage.
Il ministro Alfano dal canto suo sostiene che: “il vero dramma del sistema è che non solo non riesce smaltire questo spaventoso arretrato, ma arranca faticosamente senza riuscire neppure ad eliminare un numero almeno pari ai sopravvenuti, così alimentando ulteriormente il deficit di efficienza del sistema”. Parole vere legate alla realtà, ma la soluzione, a questo punto, quale sarebbe? L’unica cosa che il ministro Alfano ha dimenticato è che i ritardi della giustizia non gravano soltanto sulle parti in causa, ma sull’intero sistema del Paese e soprattutto sull’economia. Dunque il problema sollevato dal Presidente del T.A.R. di Catania Zingales non è di poco conto e tocca un settore vitale della società, non solo amministrativo.
“La corruzione di una repubblica nasce dal proliferare delle leggi”.(Publio Cornelio Tacito). Con la specificazione che oggi, la corruzione nasce anche dalla reale mancanza di progetti di riforme che rallentano il corso della giustizia non permettendo ai tribunali e chi vi lavora di fare il proprio dovere.



barbara scrive:
E’ appena uscito un libro (“In attesa di giustizia”) che spiega bene l’urgenza di riformare la giustizia. Pur partendo da posizioni politiche diverse, gli autori propongono una serie di interventi a costo zero, che sarebbero facilmente attuabili se solo ci fosse un rapporto più sereno tra i poteri dello Stato. Di fondo c’è l’incapacità della politica di comprendere la natura e la delicatezza della materia, perché i tempi della politica con la sua necessità di vendere mediaticamente i presunti risultati sono diversi da quelli delle riforme. Alla fine chi ci smena, ovviamente, sono i comuni cittadini.
Commentato il 10 marzo, 2010 alle 13:12
Pier Francesco scrive:
Un grosso problema per tutti senz’altro. E soprattutto perché crea i presupposti per non potersi affidare serenamente agli iter istituzionali Peraltro il Giudice Barbuto di torino fa scuola. Talvolta le soluzioni non vanno cercate solo altrove.
http://carademocrazia.splinder.com/post/17424835
Commentato il 24 maggio, 2010 alle 13:05