QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO: IL GIORNO DOPO LA FESTA
di Agatino Reitano- La processione del giro interno si è da poche ore conclusa, nella cornice vandalizzata di Catania. In queste righe non si entrerà nel merito dei ritardi, dell’organizzazione e della riuscita della festa, bensì in alcuni di quegli aspetti, già sottolineati in un nostro articolo precedente, che rendono la stessa un evento dalle sfaccettature assai controverse. La via Etnea e le zone interessate dalla processione sembrano un campo di battaglia: contenitori per l’immondizia stracolmi e senza nessun servizio di svuotamento, pozze di cera anche laddove sarà difficile rimuoverla, bruciature di vario ordine su monumenti importanti, strutture pubbliche vandalizzate e danneggiate, e quant’altro l’occhio “tappato” del catanese medio non riesce a vedere. La città già dalle prime ore del pomeriggio di ieri pullulava di parcheggiatori abusivi, i quali già a partire da zone periferiche, dominavano territori pubblici conquistati nello stile delle orde barbariche del III sec. Nello stesso tempo si organizzavano in città banchetti pronti ad accogliere fedeli affamati e desiderosi di carni prelibate cucinate su griglie, per l’occasione dispensate dai protocolli HACCP. Insomma tutto era pronto per l’abbraccio caloroso alla Patrona di Catania.
Alle 18:00 l’uscita delle reliquie della Santa su piazza Duomo; la via Etnea in fiamme. Si, questa volta sono stati i “cristiani” a dare fuoco, Nerone avrebbe avuto ragione! Ovviamente la cera è aumentata esponenzialmente; molti, forse troppi, devoti preferiscono ostentare la loro benevolenza nei confronti della Santa, con ceroni pesanti. Qualcuno addirittura superava i 300kg, quasi da mettersi in competizione con le candelore. Centinaia, forse persino migliaia di tonnellate di cera disseminate lungo alcuni chilometri di tragitto. Malgrado la strada fosse resa “scivolosa” dalla cera, il fercolo si è fermato più volte per pause “caffè”; anche oltre i 20/30 minuti le soste davanti alcuni bar! Come da copione i ceroni vengono spesso appoggiati alle pareti delle case e dei monumenti, con la formazione di conseguenti bruciature. Durante l’arco della nottata, anzi della mattinata, si è assistito ad alcuni momenti di pura civiltà, tipica di uno stadio; le gestualità sono state identiche, come identiche le sciarpe al collo. La processione, il buon senso, l’intera città, si sono dovuti piegare al volere dei devoti. La salita di San Giuliano, il cui svolgersi era stato vietato dalle autorità per motivi di sicurezza, si è fatta. Gli “ultras” con il sacco non hanno accettato le decisioni della Questura; del resto non le accettano tutto l’anno, figuriamoci durante il loro momento di protagonismo più intenso.
Sorvolando queste circostanze, alla fine le reliquie giungono a casa loro. I catanesi sono soddisfattissimi, chi per motivi religiosi, chi per aver la pancia piena di carne, dolciumi e fuochi pirotecnici; i commercianti ancor di più, Sant’Agata è stato il momento che attendevano e tutto, dal loro punto di vista, è andato per il verso giusto. Le forze dell’ordine hanno fatto anche la loro parte; massiccia la loro presenza, ma non osiamo addentrarci nell’operato che ha previsto, tra le tante cose impreviste, tempestive rimozioni auto, congiuntamente all’operato della società Sostare. Che truffa per chi ha pagato il parcheggiatore: quello non verrà mai rimosso! Che strana Catania, sembra addormentata e cullata nel sorriso di Agata, la stessa che decora oggetti di dubbio gusto venduti in lungo ed in largo per la città. Non è stato semplice trovare la fonte, ma alla fine dopo lunghi giri, siamo riusciti a trovare “l’untore” delle coccarde rosso-azzurre: come previsto si trattava proprio di un elegante stand per tifosi con tanto di sciarpe e coccarde modello Massimino! Adesso la città lentamente comincerà a riprendersi per fare i conti con i disagi della cera sull’asfalto, dei numerosi incidenti causati da essa e con tutto quel degrado che ha segnato e contribuito al cambiamento di questa ennesima ed eccessiva celebrazione.



luigi fichera scrive:
quest’articolo riduce la bellissima festa di sant’agata ad una invettiva contro i catanesi per … credo… uno stato di allucinazione dell’autore… VERGOGNA.. il giornalismo e’ ben altro…
Commentato il 6 febbraio, 2010 alle 20:31
Antonio Cassone scrive:
Tutti devoti! Ieri sera un devoto con il sacco ha preso una transenna e sfondato la vetrina del pub joice. I vetri per poco non hanno ferito un bambino seduto ad un tavolo. A chi è intervenuto ha detto che lui era appena uscito dal carcere e che nei giorni della festa comanda lui e quelli come lui. Tutti devoti!
Commentato il 6 febbraio, 2010 alle 22:13
Piero Puglisi scrive:
Ahahahah non ci credo. Vergogna scrive fichera senza vergognarsi egli stesso. Ma dove vive? La festa era bellissima. Era. Ora la feccia a cui hanno permesso di impossessarsene, e anche della città, l’ha trasformata in una cloca che OFFENDE AGATA! Guardate le minacce e gli insulti per convincere a fare la salita di sangiuliano. Sono convinto che Catania stia morendo perchè Agata l’ha abbandonata offesa dagli escrementi che deturpano la sua festa e la sua città. Caro Fichera questo è giornalismo, avere il coraggio di dire come stanno le cose veramente e non piegarsi a scrivere quello che la plebaglia dominante vuole. Si legga la sicilia se vuole sentirsi dire menzogne prezzolate.
Commentato il 6 febbraio, 2010 alle 22:52
CataneseDoc scrive:
solo una parola x chi ha scritto quest’articolo ( articolo è un parolone ) : SDEGNO !
Commentato il 8 febbraio, 2010 alle 03:06
CataniaPolitica scrive:
Gent.mo Signor CataneseDoc, apprezzo ed accetto la sua critica, anche se denigra il mio lavoro.
Dice: SDEGNO!
Perfetto.
Lei stesso, però, commenta l’articolo di Fernando Massimo Adonia dicendo: “ci sono degli aspetti della festa davvero controversi ma alcuni articoli letti qui mi hanno fatto rabbrividire”.
Suppongo che sia io colui il quale le suscita brividi, ma potrebbe spiegare meglio cosa intende per “aspetti controversi”?
Mi può spiegare cosa esattamente la fa rabbrividire in quel che ho scritto?
Magari lo faccia mettendoci la faccia con nome e cognome, come ho fatto io. Nascondersi dietro ad uno pseudonimo è facile, così come dietro una frase, un articolo o una dichiarazione demagogica o populista che dir si voglia.
Grazie, Agatino Reitano
Commentato il 8 febbraio, 2010 alle 09:02
CataniaPolitica scrive:
“quest’articolo riduce la bellissima festa di sant’agata ad una invettiva contro i catanesi per … credo… uno stato di allucinazione dell’autore… VERGOGNA.. il giornalismo e’ ben altro”
Egr. Sig. Luigi Fichera, potrebbe spiegarmi esattamente in che punto? Dove avrei lanciato un’invettiva contro i “catanesi”?
Lei per caso è un parcheggiatore abusivo? O un addetto alla cottura carne (chiamiamola così)? O uno che porta il cero bruciando le pareti del duomo e di altri monumenti? Oppure è uno di quelli che ha protestato contro il volere del questore per fare la salita? O ancora uno di quelli che vende sciarpe e coccarde rosso-azzurre? O infine un commerciante che ha interessi nella festa?
Se non è nessuno di questi, perchè si sente toccato così tanto, dalle mie “allucinazioni”?
Grazie, Agatino Reitano
Commentato il 8 febbraio, 2010 alle 09:25
Giuseppe Maggiore scrive:
In merito al presente articolo, trovo che esso evidenzi alcune innegabili verità, sebbene sembri prendere atto soltanto di quelle.
Seguo da anni la festa di Sant’Agata e, da buon siciliano, non posso non guardarla con gli occhi di chi conosce bene l’animo di questa gente e di questa terra inevitabilmente ricchi di contraddizioni. In molti di chiedono oggi se nella festa di Sant’Agata vi sia ancora posto per la spiritualità, se essa possa ancora considerarsi una festa religiosa… E questo quesito è stato al centro di un acceso dibattito che ho avuto con alcuni amici, proprio mentre si assisteva all’uscita del 5, in cui si sono sentite coinvolte altre persone vicine a noi che ascoltavano le nostre argomentazioni. Uno dei miei amici sosteneva che andava rivisto tutto, se non addirittura abolito in toto tale rito, dal momento che in esso non è più ravvisabile alcuna connotazione cristiana. Osservava che la stragrande maggioranza di quanti si dicono “devoti” non sono di fatto dei cristiani osservanti, non frequentano la chiesa e quindi, perchè mai ritrovarsi a celebrare una figura quale è Agata la quale ha dato la sua vita per l’ideale cristiano? Da parte mia sostenevo che invece bisognerebbe inquadrare il tutto nel contyesto storico-culturale in cui ciò ha luogo. La festa di Sant’Agata, ancor prima di essere una ricorrenza religiosa, è un evento che affonda nella notte dei tempi, residuo di un sentire primordiale (o pagano che dir si voglia), poi trasfuso nella veste “cristiana”. del resto, quale ricorrenza celebrata dalla chiesa cattolica è immune dall’eredità pagana? Si pensi al Natale (che nulla ha di spirituale nelle sue modalità) o anche alla Pasqua…tutto avviene all’insegna del consumismo, della mercificazione, e tutto si riduce alla fine ad un rito che celebra se stesso. Si vuole condannare la condotta dei “devoti” indisciplinati, ma non si vuol guardare a chi ne è innanzitutto responsabile: Chiesa e Istituzioni in primis. La direttrice di Telecolor elogiava in questi giorni l’ex arcivescovo di Catania, Bommarito, per avere aperto la festa ai media, trasformandola così in un evento mediatico internazionale. Ciò ha determinato un’eco di grandi proporzioni, facendo si che si catturasse l’attenzione di molti turisti e visitatori e creando conseguentemente un grande indotto attorno alla festa. Le feste, queste feste, si sa, non servono certo ai santi, ma alla gente: vera e propria protagonista, destinataria e fruitrice. Sant’Agata dunque non è che un pretesto per far festa, per ritrovarsi, per spendere, consumare, dimenticarsi dei problemi della quotidianità. Questo è ciò che si è voluto, col beneplacito di Chiesa e Istituzioni politiche. Altrimenti si sarebbe dovuto fare un percorso diverso, si sarebbe dovuto mantenere questa ricorrenza come un evento dei catanesi, vissuto in intimità cittadina e spirituale. Vorrei in ultimo estendere il discorso a tutte le analoghe manifestazioni “religiose” tipiche del popolo siciliano: lo scenario che ci si presenta è il medesimo…tutto è ridotto ad “Evento mediatico”, Richiamo Turistico, in cui si ripetono antichi riti e tradizioni che un tempo avevano una loro ragion d’essere ed un loro senso per semplice attrattiva. Ma…del resto, se si togliesse tutto questo, cosa rimarrebbe? L’esperienza ci insegna che il nuovo ha spesso distrutto il “vecchio” soppiantandolo con appiattimento e omologazione, senza cioè dare nulla che fosse degno di poter sopperire a quanto questi riti danno alla gente. Pur nelle sue discutibili forme, forse varrebbe la pena tutelare questo patrimonio culturale, magari correggendolo, soprattutto evitando ingerenze mafiose, politiche e di interessi di parte…Ma badando a non affastellare tutto come cattivo. In fondo, città come Catania possono contare soltanto su occasioni come questa per ritrovarsi, per riscoprire la propria dimensione cittadina, riappropriarsi dei propri spazi, della propria città e vivere un forte momento di aggregazione e di appartenenza attorno ad un simbolo comune. Da non religioso, guardo personalmente agli aspetti meramente culturali e antropologici che la festa di Sant’Agata racchiude. Il buon credente potrà rilevarne altri più consoni al suo sentire religioso. Tutto ciò rientra in un microcosmo entro cui coabitano molti e contraddittori aspetti. Grazie.
Commentato il 8 febbraio, 2010 alle 12:33
Agatino Reitano scrive:
Condivido in toto. Peccato che le sue saranno considerate anche delle “allucinazioni”.
Agatino Reitano
Commentato il 8 febbraio, 2010 alle 13:24
Dario La Rosa scrive:
Gentili lettori di CataniaPolitica, sono un redattore di questa testata, ho letto più volte l’articolo e i commenti lasciati, l’ho fatto con gli occhi di giornalista e di collega dell’autore dell’articolo. L’ho rifatto più volte con gli occhi da devoto, quale sono da molti anni. Quello che si legge nelle righe dell’articolo è pura verità. Ogni anno durante la processione della Santa, subito dopo il passaggio delle reliquie e poi anche dopo il rientro in Cattedrale, si assiste ad un vero e proprio scenario da guerra. Bottiglie, carte e spazzatura di ogni genere lasciati ad ogni angolo delle meravigliose strade cittadine, macchie di bruciato nei prospetti di palazzi e monumenti, causate dai ceroni portati dai devoti, che non curanti dell’educazione li poggiano dove capita, venditori di qualunque cosa, dai panini alla carne di cavallo, dagli oggetti raffiguranti la Santa ai cd, durante tutto il percorso Santo. L’inciviltà ormai la fa da padrone. E’ poco educato nei confronti della città e nei confronti della Santa questo comportamento. Nell’articolo non si vuole ridurre la festa in un’invettiva contro i catanesi, ma si racconta lo stato dei fatti, è impossibile negarlo, è sotto gli occhi di tutti. Quello che si spera è che negli anni a venire qualcosa possa cambiare, deve cambiare la mentalità dei cittadini, e forse, anzi sicuramente anche l’amministrazione dovrebbe fare la propria parte, aumentando i cestini per l’immondizia, mettendo gabinetti ecologici, e non concedendo ai venditori di carne arrostita di allestire le proprie bancarelle con tanto di braciere lungo il percorso del Fercolo. Tutto questo serve a far crescere in meglio la festa, e finalmente mettere a tacere le tante lamentele che stanno attorno ad una festa che deve essere principalmente religiosa, e non commerciale come sembra che invece sia diventata negli ultimi anni.
Commentato il 8 febbraio, 2010 alle 13:30