LA FESTA CHE NON CI PIACE: ILLEGALITA’, INCIVILTA’ E STORTURE
di Agatino Reitano- Il primo giorno dei festeggiamenti che vedono le reliquie di Sant’Agata in mezzo al suo popolo si è appena concluso. La presenza della Santa ha animato per più di 24 ore le vie di Catania e i suoi cittadini. Il giro esterno, ovvero quello che anticamente percorreva un tracciato esterno alla cinta muraria della città, è compiuto; adesso ci si prepara per il giro interno. Per le strade moltitudini di fedeli hanno offerto ceri, fiori, denaro, hanno intonano canti e recitato preghiere per venerare la Santa, mentre i “cittadini” con il tipico sacco bianco hanno tirato con grande devozione il fercolo. Grandissima la partecipazione della cittadinanza, ottima la macchina organizzativa messa in moto dalle istituzioni, superlativa la spiritualità che vive la città in questi tre giorni. La festa di Sant’Agata riesce a regalare ancora forti emozioni nel cuore di tutti.
Questo è quello che vuole sentire Catania. La maggior parte dei quotidiani e delle riviste che trattano il tema “Sant’Agata” mostrano questa faccia: quella migliore. I lettori sono contenti di questo; le righe opportunamente addolcite fanno venire i brividi, ma nella realtà vi sono cose che fanno semplicemente accapponare la pelle. La festa di Sant’Agata da tempo ha subito una trasformazione, forse inevitabile, e sta ancora prendendo pieghe di difficile interpretazione. La tradizione si è persa da tempo, il buon senso anche, la devozione in moltissimi forse non c’è mai stata, la civiltà e la legalità sembrano un miraggio.
Tre lunghi giorni di festa: un carnevale per l’illegalità. Basta farsi un giro per le vie della città durante le processioni per rendersi conto di quanti venditori ambulanti circolano vendendo ceri, souvenirs di dubbio gusto, palloncini, cedri conditi, bomboloni, lupini, zucchero filato, carne di cavallo, frutta secca, biglietti Sostare con il prezzo maggiorato (vera e propria estorsione di denaro che i parcheggiatori abusivi interpretano come “servizio alla cittadinanza”), ecc…; il tutto in nero, tramite la manodopera di minorenni, in scarsissime condizioni igienico sanitarie, in mancanza di controlli sulla provenienza delle carni (tonnellate se si considerano entrambi i giorni di processioni), e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente l’apoteosi si è raggiunta in via Plebiscito, Piazza Risorgimento e Piazza Palestro. L’immagine di Sant’Agata dappertutto, anche stampata su souvenirs che nulla hanno a che vedere con la fede, ammesso che questa si possa “immortalare” in un qualunque oggetto, anche in tema con la religione! Eppure in questi giorni le forze dell’ordine c’erano ed anche ben rappresentate. Insomma la città sembra in queste ore una zona franca per chiunque voglia mettere su delle attività commerciali abusive.
E che dire delle nuove mode che stanno affascinando i “devoti”? Quest’anno sono comparse le coccarde bordate di rosso-azzurro. Incredibile, i colori che rappresentano la verginità ed il martirio di Agata, ovvero il verde e il rosso, sono stati sostituiti dai colori del Catania. Ci siamo capiti, non in quelli della città, ma in quelli del Calcio Catania, perché deve essere questa la giusta interpretazione più di chi compra che di chi produce tali oggetti. Moltissimi i “devoti” cinti da sciarpe da Ultras, i cordoni sembrano la curva Nord del Massimino. Oramai le cattive abitudini ed i vizi di questi “devoti” non si contano più. Le stesse cattive abitudini hanno costretto ieri la cittadinanza, ma anche i numerosi turisti accorsi per la “salita dei cappuccini” a rimanere impietriti ed impotenti di fronte al mancato spettacolo o per alcuni, al mancato momento emozionante. Sicuramente per la maggior parte dei “devoti” è stato un mancato momento di puro esibizionismo! I ritardi e le storture di questa festa sono arrivati ad un punto di non ritorno. E’ incredibile pensare che tutta una città si debba piegare al volere di questa “marmaglia” che tra un W Sant’Agata ed un altro, magari si fuma qualche canna o ne approfitta per farsi il giro alle giostre; nelle migliori delle ipotesi sta dentro i cordoni, con sigaretta in bocca e telefonino all’orecchio. Non sono ovviamente da meno alcune donne in sacco, super-truccate come se dovessero andare a ballare in discoteca. Tutto ciò è semplicemente ridicolo ed estremamente vergognoso.
Il bello è che molta di questa gente spera in Agata quale “Deus ex machina” pronta a risolvere qualunque problema e ad esaudire qualunque aspettativa di chi con grande fede, e talvolta con estrema ignoranza, si rivolge a Lei, magari senza sapere chi fosse Cristo o senza conoscere il motivo per cui la vergine catanese venne martirizzata. Vani i tentativi della Chiesa catanese di evangelizzare queste “pecore smarrite”; i commenti ad ogni predica in piazza sono chiari: i discorsi del Vescovo e degli altri prelati, sono delle perdite di tempo, soprattutto se precedono i fuochi! Volendo concludere, viviamo in una città che sottostà al volere del popolo, lo stesso che controlla forse in modo indiretto la festa di Sant’Agata. Il popolo è sovrano, si dice, e pertanto bisogna rispettare la sua volontà. Certo, ci si arrabbia a pensare che i cittadini onesti e ligi al dovere devono fare i conti con i danni che tale enorme fetta della società catanese, arreca all’immagine della festa, della città e a quella dei suoi migliori cittadini.



