UNIVERSITA’: EMERGENZA AULE STUDIO
Di Fulvio Mammana- Si dice che non esiste posto migliore di casa propria. Nessun detto sarebbe più veritiero se associato all’immagine che danno di sé le aule studio di Catania. È notizia recente la chiusura dell’aula di via Androne. La notizia ha fatto il giro della città tra alunni indignati e professori perplessi. Risulta sconvolgente pensare che una città universitaria come Catania sia priva di spazi dedicati allo studio. Nella realtà ne esistono diversi ma questi risultano inadeguati e insufficienti all’enorme numero di studenti universitari presenti nella città etnea.
Se volessimo redigere una classifica delle nostre aule universitarie, poche risulterebbero in una fascia medio-alta. Se bisogna essere onesti potremmo dividere il loro standard qualitativo tra mediocre e meno mediocre. Catania conta più di 60.000 studenti universitari ma ha strutture dedicate allo studio per meno di un terzo dei suddetti. A tutto questo va aggiunto la mancanza di parcheggi, servizi, posti liberi e strutture moderne che sommati danno un idea della catastrofica situazione in cui versa l’università etnea. Se poi aggiungiamo anche le recenti notizie di tagli di fondi, plessi e personale si intuisce il motivo per cui gli studenti e le loro associazioni siano incavolate nere.
Si potrebbe pensare che l’università si priva di fondi da investire. Il dato più curioso è che i fondi non mancano. Negli ultimi anni tra tagli di personale (soprattutto ricercatori e personale con contratti a progetto) ed il sostanzioso aumento degli iscritti, l’università avrebbe i fondi necessari da investire per servizi utili come quello delle aule studio. Ma le alte sfere hanno deciso di risparmiare, almeno per il momento. Pensiamo a quanto è successo a Lettere dove diciotto lavoratori, soprattutto personale adibito alla gestione della biblioteca e delle aule, è stato licenziato privando la facoltà di servizi importanti come la segreteria o il servizio aule.
Altro ostacolo che si frappone fra uno studente e il raggiungimento della propria aula studio è il parcheggio. Se privo di motorino lo studente catanese dovrà affrontare una vera avventura nel quasi sempre vano tentativo di trovare un posto auto libero. O se con un mezzo a due ruote, costretto a lasciarlo in luoghi a rischio di furto. L’università non ha mai investito un singolo euro dei propri fondi nella creazione di parcheggi per gli studenti, lasciando ai singoli la briga di trovarsi un posto libero. La mancanza di posti auto nelle vicinanze delle strutture universitarie costituisce fatto gravissimo in quanto negazione del diritto allo studio, limitando enormemente la mobilità dello studente che esasperato preferisce studiare nel proprio domicilio o rinunciare a seguire le lezione obbligatorie. Nelle strutture più antiche come i Benedettini o Villa Cerami il posto auto diventa quasi un miraggio per non parlare di “miracolo” quando si trova. Anche le strutture in sé presentano vistosi problemi. Spazi piccoli e malridotti dove trovare una sedia libera diventa difficoltoso quanto il parcheggio. A tali mancanze bisognerebbe aggiungere anche la scarsa presenza di personale per la gestione e manutenzione delle aule e la difficoltà nel collegarsi a internet tramite dispositivi wireless. Locali sporchi e bagni poco puliti fanno da contorno alla giornata tipo dello studente catanese. Ci si domanda poi perché si decida di licenziare il personale di servizio. Forse il rettore è convinto che l’università finisca con gli spazi dei propri uffici.
La situazione cambia leggermente per quelle facoltà che hanno la sede nella cittadella universitaria. La principale differenza sta che il posto auto si trova più facilmente ma a pagamento (circa 70 cent. al giorno). Un prezzo “onesto”, visto che gli studenti si limitano a pagare tasse universitarie tra le più alte d’Europa. Offrire questo servizio gratuitamente come nel resto del mondo sarebbe stato troppo. Poi i problemi rimangono gli stessi delle facoltà più “centrali” con le solite aule piccole e sovraffollate. Anche qui trovare la sedia libera diventa più difficile di indovinare la combinazione del Superenalotto.
Altra nota dolente rimane la questione degli orari delle suddette aule studio. Tolta via Androne una delle poche, per non dire l’unica aula, ad avere un orario continuato, le altre chiudono verso le sette di sera non permettendo a chi lo volesse di studiare anche a tarda ora nei locali universitari. In sostanza la situazione risulta penosa a Catania, una città che si dichiara universitaria ma che risulta alla fine priva di adeguate strutture e punti di ritrovo per gli studenti e i loro bisogni.
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Diego Oglialoro scrive:
fulvio…
qualcuno di questi gg. ti porto a visitare le aule studio della facoltà di medicina c/o il policlinico: l’attuale acropoli della cittadella…
capirai dove sono state drenate le risorse dell’ateneo nell’arco dell’ultimo decennio (almeno…)
Commentato il 16 gennaio, 2010 alle 18:30