Catania e l’integrazione Rom
di Daniela Monaco- Il politicamente corretto non funziona più. La gente è stanca ed arrabbiata: “i Rom non ci piacciano”. È questa l’idea di tantissimi catanesi, che sbatterebbero fuori dai confini italiani questi “particolari immigrati nomadi”.
Gli zingari creano grosse tendopoli, vivono in condizioni igieniche precarie, non studiano, non lavorano, rubano e rifiutano le regole della nostra società; insomma dei parassiti in piena regola. A confermare tutto ciò, le tante segnalazioni che ci sono pervenute da Carabinieri e Poliziotti della provincia catanese, dopo aver raccolto le denunce di diversi furti in villa consumati nei paesi etnei, da una banda ben organizzata di “zingari”. Ed inoltre continua ad allargarsi il numero di accampati nella zona di San Giuseppe la Rena, in cui vivono in condizioni riprovevoli le decine di rom, tra cui tante donne e bambini, che occupano da mesi una delle zone di ingresso del nostro capoluogo etneo. Tende, baracche di fortuna, sporcizia. Un pessimo biglietto da visita per i turisti, ed uno spettacolo discutibile per i cittadini!
La tanto agognata espulsione nella maggior parte dei casi non è praticabile; molti Rom sono cittadini italiani, europei ed hanno il diritto di vivere e circolare in piena libertà nel nostro paese. I “moralisti”, rincarano la dose e, fanno coincidere l’espulsione, nei casi in cui serve, non come l’esercizio di un diritto, ma piuttosto come “xenofobia”!
I rom fanno fatica ad adattarsi, restano ancorati ad uno stile di vita difficilmente comprensibile agli occhi della nostra società. Alcuni sociologi hanno tentato di spiegare il loro modo di vivere riconducendolo ai maltrattamenti subiti nel corso della storia. Sin dalla loro comparsa in Europa (XIV secolo), sono stati discriminati e ghettizzati: Scandinavia, Italia, Portogallo, Russia, per fare alcuni esempi, durante il corso dei secoli hanno incarcerato, torturato, ucciso e ridotto in schiavitù migliaia di zingari. Con il passare del tempo la loro presenza nel territorio europeo si consolidò anche dal punto di vista dei diritti umani, e nonostante si fossero ritagliati un grosso spazio anche nel contesto economico, come operai, maghi ed ambulanti, i rom non sono mai riusciti ad integrarsi in maniera omogenea alla società di qualsiasi paese europeo si trovassero, e nulla hanno fatto o fanno per riuscire ad inserirsi.
Sbaglio loro o nostro? Che l’immigrazione rom (e non solo) abbia tante facce è vero. Alcuni aspetti sono rassicuranti (?), ma altri continuano ad essere inquietanti.
Immigrazione può voler dire crescita e sviluppo, ma anche degrado e sfruttamento. Diventa un atto di integrazione e solidarietà, ma spesso può trasformarsi in rifiuto, che portato alle estreme conseguenze diventa razzismo e xenofobia. Non sempre la tolleranza ed il rispetto sono la soluzione migliore per ovviare ai grossi problemi che “immigrazione rom” crea nella nostra città o più in generale nel nostro stato. Spesso ci si rivolge alla politica, ma quest’ultima in base al “periodo” gioca a favore o contro lasciando il problema immutato.
Siamo tutti exonofobici o siamo stanchi dei disordini?
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Gaetano Mocciaro scrive:
Sono assolutamente favorevole all’ integrazione. Ma integrazione non significa tollerare chi da secoli continua a sopravvivere da parassita alle spalle di una comunità che ha lottato e lotta ogni giorno per vivere libera nella propria terra ed avere Le scuole, gli ospedali, e quanto altro rendono un popolo civile. Chi vuole continuare a vivere di ruberie o di elemosine utilizzando anche i bambini appositamente tenuti sudici e malvestiti per suscitare commozione e indurre a fare più generose elemosine. Anni fà in via Roma a Palermo, vidi una signora che impietosita dalle misere condizioni di un bambino accompagnato da uno zingaro, gli comprò le scarpe perchè era scalzo. Appena la signora si è allontanata lo zingaro ha velocemente tolto le scarpe al bambino lasciandolo nuovamente scalzo sul marciapiede. Evidentemete un bambino scalzo e sofferente è più redditizio nel chiedere l’ elemosina. La pietà è un dovere cristiano ma il buonismo e una cattiveria verso i deboli e gli onesti.
Commentato il 3 settembre, 2010 alle 18:11