Arrivano le tasse!
di Antonio G. Pesce- Pur con tutte le noie del caso, il separatismo finiano sta portando una tale confusione e, sta suscitando una così vasta eco, che buona parte dei cittadini, con annessi giornali ascellari, non si sono accorti delle nuove tasse introdotte dal consiglio dei ministri, proprio nel tardo pomeriggio di ieri, mentre era già andata in onda il tenzone sulla sfiducia al sottosegretario alla giustizia Caliendo.
Un silenzio assai prezioso per chi ha da far quadrare i conti (che in rosso sono, e su questo non ci piove) con le promesse elettorali. Che nessuno ricorda mai, mentre ci si ricorda sempre di presunte volontà del “paese”, degli italiani che “non vogliono un governo tecnico”, “non vogliono le urne”, “hanno fatto questo” e “vorrebbero quest’altro”. Forse – ma lo scriviamo col beneficio del dubbio – fra le tante cose che “i cittadini” vorrebbero c’è anche quella di non essere gabbati in questo modo. Perché, intanto, la manovra economica le tasche le sta toccando davvero. E, poi, morta l’Ici sulla prima casa, il governo liberale sta attaccando fino al limite del collasso la proprietà privata – quella rimasta in patria. Perché per quella che è andata fuori, il ritorno è stato “scudato” con appena il 5%.
Ma andiamo ai fatti. Il governo sta per approvare una “cedolare secca” sugli affitti: paghi il 25% su quanto guadagni (1/4 per intenderci! – e sì che i conti è facile farli, ma è bene non sbagliarci sui numeri, visto che non si parla di quisquiglie) e sei sottoposto alla vecchia tassazione Irpef. Si scende al 20% se hai un contratto a canone agevolato nei centri ad alta densità abitativa.
Questo a partire dal 2011. Perché a partire dal 2014 – il futuro non lo sanno pianificare solo quando si tratta di ricerca e politiche giovani! – scatterà sugli immobili la nuova imposta municipale unica (Imu), che non toccherà tutti i fabbricati ma solo le seconde abitazioni. I comuni potranno aumentare l’aliquota dello 0,3 , incasseranno anche un tributo sulle compravendite del 3% sulle prime case e del 7% sulle seconde e, infine, in nome del federalismo comunale, potranno modificare le aliquote a partire dal 2017.
Protestano i proprietari di case, già tartassati. Si lamentano gli inquilini, che temono di vedersi aumentare il canone di locazione o, peggio, di assistere ad una serrata di appartamenti, lasciati sfitti perché non conveniente affittarli. Sarà che è naturale dispiacersi di pagare le tasse. Ma pur nelle tante promesse riforme liberali, è mancato in circa quattro lustri quella per la verità dell’informazione da un lato e quella della politica dall’altro. E se c’è da pagare, l’italiano paga. L’italiano medio, sempre il solito. La classe politica gli riconosca almeno il merito di farlo.
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