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Le donne si possono picchiare

Pubblicato il 3 - luglio - 2010

Le donne si possono picchiare

di Dario La Rosa- La donna che reagisce alle violenze del marito è forte, quindi non è considerabile vittima di maltrattamento. E’ questa l’ultima sentenza della Cassazione. Una decisione davvero incredibile, che rischia di giustificare migliaia di mariti maneschi e aggressivi nei confronti delle consorti. La cassazione ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni, perché il fatto non sussiste. L’alta corte ha rilevato che non si può considerare “condotta vessatoria” un atteggiamento aggressivo non caratterizzato da abitualità.

Nel caso specifico, i fatti incriminati, non sussistono, in quanto si sono ripetuti saltuariamente nell’arco di tre anni, oltretutto, la donna non era affatto intimorita dall’atteggiamento del marito, ma appariva solamente una donna scossa, esasperata, e carica emotivamente, capace di poter reagire alle percosse del marito. La Cassazione allora decide che i maltrattamenti saltuari, non sono da considerarsi maltrattamenti, non sono condannabili, e chi reagisce non è maltrattato.

La sentenza è stata commentata dal Vicepresidente della Camera Rosy Bindi, che da sempre difende i diritti della donna e conduce una battaglia contro la violenza sulle donne, “non ci piace commentare le sentenze dei giudici, ma stavolta, da quanto si capisce hanno interpretato la legge con categorie francamente inaccettabili che rischiano di vanificare una lunga e difficile battaglia contro la violenza sulle donne. Il maschilismo è duro a morire”.

Una sentenza che non appena sarà appresa da tutti, farà tremare le gambe a tutte quelle donne vittime di violenze da parte del marito, libero di poter inveire contro la propria moglie perché se questa reagisce non potrà denunciare il fatto. Una sentenza che fa rabbrividire, e che ci fa pensare sempre più che viviamo in un paese che sembra andare alla deriva, privo di regole, ideali, buon senso e dove l’illegalità diventa legalità.

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